Oltre i libri: lo stupore della scoperta sulla Frontiera Adriatica
Il 20 aprile, trenta studenti dell’IIS Pontecorvo, in rappresentanza di tutti gli indirizzi dell’Istituto, sono partiti verso il Friuli-Venezia Giulia per raggiungere Trieste e la Croazia e ripercorrere i luoghi simbolo della storia della Frontiera Adriatica, degli eventi legati alle Foibe e all'esodo giuliano dalmata. Il viaggio è stato organizzato dal Ministero del Merito e dell’Istruzione a seguito di una selezione di scuole che si sono distinte in specifici percorsi di formazione.
Il confine orientale dell’Italia è stata un’area di transizione, di incontro e troppo spesso di scontri accesi. Portare gli studenti in questi luoghi ha trasformato la conoscenza storica, fatta attraverso lo studio dei libri di testo, in un laboratorio di cittadinanza attiva. Visitare direttamente i luoghi della memoria ha significato trasformare i concetti appresi a scuola in un’esperienza visiva e tattile di grande impatto emotivo: confrontarsi con le storie di famiglie divise, di convivenze difficili, di tragedie umane, visitare i luoghi così significativi, ha permesso agli studenti di sviluppare un profondo senso critico, fondamentale per superare gli stretti confini delle storiografie nazionali. L’itinerario si è snodato in luoghi simbolo di memoria storica e culturale.
Trieste, vero e proprio crocevia di culture, con i suoi palazzi aristocratici e la coesistenza di edifici di diverse confessioni religiose (chiese greco ortodosse, serbo-ortodosse e sinagoghe) ci ha accolto nei quattro giorni di permanenza. La prima tappa alla Risiera di San Sabba con il suo Civico Museo ha offerto una riflessione cruda sugli orrori del nazismo e dell’occupazione.
Al Magazzino 18 (oggi Magazzino 26) nel porto vecchio di Trieste, tra masserizie, sedie e vecchie foto, gli studenti, con commozione, hanno ascoltato dalla viva voce di un‘esule il dramma dello sradicamento. La sua testimonianza ha dato un’anima e un volto a quel legno ormai vecchio e a quei nomi impressi sugli oggetti.
Spostandoci sull’altopiano carsico, nel silenzio della Foiba di Basovizza, la sapiente guida ha illustrato ai ragazzi i tragici eventi del 1943 e del 1945, contestualizzando le violenze subite dalla popolazione italiana all’interno della più ampia ferocia dei totalitarismi europei.
Nel Museo Centro raccolta Profughi di Padriciano, gli studenti hanno scoperto la difficile vita condotta per anni dai profughi all’interno delle baracche e ciò ha consentito una riflessione sociale sui temi dell’accoglienza e della gestione dei fenomeni migratori
La visita a Capodistria è stata l’esempio perfetto di come i confini possono cambiare travolgendo le persone, il contrasto tra la bellezza veneziana e il silenzio lasciato da chi è partito sono la testimonianza del trauma dello sradicamento.
A Fiume (oggi Rijeka) lungo il Korzo (corso) tra palazzi in stile liberty, neoclassico e modernista i ragazzi hanno scoperto le tracce di italianità in luoghi che loro percepiscono appartenenti ad un Paese “estero”, e comprendono finalmente cosa significhi vivere in una città di confine dalla storia multiforme.
Nel museo M9 a Mestre, in cui la storia si è plasmata nella tecnologia, gli studenti hanno trovato istallazioni immersive e, attraverso visori e pareti interattive, sono “entrati” nei cambiamenti sociali del secolo scorso.
I docenti Agenori Rosalba, Canale Sara e Toti M. Assunta hanno accompagnato gli studenti in questo viaggio, aiutandoli a guardare oltre i manuali di storia, dando un volto alle storie di chi ha vissuto l’esodo e la tragedia delle Foibe e trasformando la memoria in impegno civico, affinché i giovani diventino portavoce di dignità e rispetto.
Prof. ssa R. Agenori
Ultima revisione il 22-05-2026
